V domenica del tempo ordinario

Settimana scorsa abbiamo lasciato Gesù che se ne andava da Nazareth, dopo la dura reazione dei compaesani al suo annuncio di essere il compimento delle promesse del Padre.

Oggi lo ritroviamo circondato da una folla che gli fa ressa intorno per ascoltarlo.

Per capire questo cambiamento (da una folla che lo vuole uccidere – «lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù», Lc 4,29 – ad una folla che lo vuole ascoltare – «la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio», Lc 5,1), è utile andare a rileggersi i versetti che la liturgia omette: da Luca 4,31 fino alla fine del cap. 4.

Scopriremo così che prima di salire sulla barca di Simone, Gesù, nella ricostruzione dell’evangelista Luca, se ne era andato da Nazareth ed era arrivato a Cafàrnao di sabato. Qui si era recato in sinagoga dove aveva dovuto fronteggiare un indemoniato. La sua fama si era perciò presto diffusa, tanto che la gente aveva iniziato a portargli gli infermi da guarire. Glieli portavano a casa di Simone, dove aveva trovato alloggio e dove aveva guarito sua suocera. Per cercare un po’ di solitudine Gesù aveva anche provato a ritirarsi in un luogo isolato, ma era stato rintracciato, con la richiesta degli abitanti di Cafàrnao di rimanere presso di loro. Gesù però aveva detto di dover proseguire il suo viaggio fino in Giudea.

È a questo punto che Luca racconta l’episodio della barca di Simone. Come se raccontasse qualcosa accaduto prima, a Cafàrnao, prima che Gesù mettesse in atto il suo intento di partire (e di partire non da solo, come si scoprirà alla fine dell’episodio, ma con Simone e suo fratello).

Questo racconto di Luca è un po’ strano, sembra fondere insieme due storie (quella della chiamata di Pietro e Andrea e quella della pesca miracolosa), che gli altri evangelisti raccontano in maniera separata, e sembra collocato un po’ fuori posto: perché parlare di Simone e della sua barca dopo aver detto che Gesù se ne era andato da Cafàrnao, paese dove Gesù era stato fino a quel momento e dove, infatti, aveva guarito la suocera di Simone? Non poteva parlare della barca di Simone prima, raccontando questa vicenda insieme alle altre avvenute a Cafàrnao?

Forse la collocazione un po’ vaga e il fondersi di diverse tradizioni è servito all’evangelista Luca per redigere un testo che in qualche modo voleva andare al di là della realtà storica di ciò che è successo, per provare a narrare non tanto un fatto unico e irripetibile, ma una situazione comune: la situazione in cui si ritrova chiunque si imbatte in Gesù.

Il brano segue infatti un po’ questo schema:

* Innanzitutto c’è un incontro («Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti»);

* cui fa seguito un appello, una richiesta, un rivolgere la parola, un prendere l’iniziativa da parte di Gesù («Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: “Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca”»);

* e poi la “palla” è in mano all’uomo. Che fare di questa richiesta? Che fare di questa iniziativa altrui? Come tutti, Simone inizialmente è guardingo e spiega perché non vorrebbe dar seguito all’appello che l’altro gli ha rivolto («Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla»). Poi però decide di fidarsi («ma sulla tua parola getterò le reti»).

* E il risultato è straordinario («Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano»), così straordinario che suscita addirittura paura e senso di inadeguatezza («Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: “Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore”»),

* un senso di inadeguatezza che però viene guarito e trasformato in un’amicizia per la vita («Gesù disse a Simone: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono»).

È un po’ come se Luca volesse dirci: bene, Gesù ve l’ho presentato; ora sappiate che incontra anche voi, che interpellerà anche voi. La sua proposta vi sembrerà strana: a voi decidere se fidarvi o meno, se prendere il largo o restare a riva, se arrischiarvi in un’amicizia per la vita o lasciar perdere.

Letture

Dal libro del profeta Isaìa (Is 6,1-2.3-8)

Nell’anno in cui morì il re Ozìa, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali. Proclamavano l’uno all’altro, dicendo: «Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria». Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi: «Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti». Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua colpa e il tuo peccato è espiato». Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!».

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (1Cor 15,1-11)

Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano! A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 5,1-11)

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

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