Il brano di vangelo di questa domenica è tratto dal vangelo di Giovanni, in cui – a differenza dei sinottici – non è narrato il battesimo di Gesù al Giordano.
L’evento è solo evocato.
Infatti – dopo il Prologo poetico che abbiamo sentito due settimane fa durante la messa – il quarto evangelista inaugura il suo testo con la frase: «Questa è la testimonianza di Giovanni [Battista], quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: “Tu, chi sei?”».
A quella domanda il battezzatore aveva risposto affermando di non essere lui il Cristo («Egli confessò e non negò. Confessò: “Io non sono il Cristo”»), ma di essere «voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore».
A quel punto, però, i suoi interlocutori gli avevano domandato: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?».
Ed è proprio qui che l’evangelista Giovanni fa eco ai sinottici: non raccontando – come detto – il battesimo di Gesù al Giordano, ma mettendo in bocca al Battista parole che negli altri vangeli precedono proprio l’entrata in scena di Gesù quando va a farsi battezzare: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Il passo successivo – proprio come nei sinottici – vede, infatti, l’entrata in scena di Gesù: «Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: ‘Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me’. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele”».
Come anticipato la settimana scorsa, quando – nella festa del Battesimo del Signore – abbiamo letto la versione di Matteo, anche nel testo di Giovanni sono facilmente rintracciabili le fatiche degli evangelisti nel narrare il battesimo di Gesù al Giordano (episodio che sembra farlo apparire inferiore al Battista e lontano dell’immagine di Figlio di Dio).
La soluzione giovannea è quella di non raccontare il fatto, ma di evocarlo soltanto, puntando l’attenzione sulle parole del Battista.
Con le affermazioni che vengono attribuite a quest’ultimo, infatti, l’evangelista elimina la possibile identificazione di Giovanni con il Cristo e annuncia che il Battista stesso aspettava uno che era “avanti a lui”, perché era “prima di lui”.
La grande differenza sarà, inoltre, che mentre Giovanni immergeva nell’acqua, costui «battezza nello Spirito Santo», immerge, cioè, le persone nello Spirito di Dio.
Questo personaggio che era “avanti” e “prima” viene identificato dal Battista proprio con Gesù (definito “Agnello di Dio”) in quanto, spiega Giovanni «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
L’immagine che viene utilizzata – qui e in tutti i vangeli – per indicare lo Spirito è quella della colomba.
Questa identificazione ha suscitato tante ipotesi tra gli studiosi e le studiose.
Io ricordo in particolare la spiegazione del mai sufficientemente compianto Bruno Maggioni che sosteneva che forse non bisogna tanto concentrarsi sull’animale in sé (che pure ha delle evocazioni anticotestamentarie) ma sul suo “modo di scendere”, cioè sul suo planare e non fiondarsi a picco.
Quasi a dire che lo Spirito – essendo Spirito di Dio (e lui stesso Dio) – agisce come fa Dio, cioè dolcemente, delicatamente, silenziosamente.
Probabilmente quello che a noi è stato tramandato come un dato di fatto (la pienezza di Spirito di Gesù), nella storia dei primi discepoli e delle prime discepole (e quindi delle prime comunità cristiane e degli evangelisti) è stata un’acquisizione di consapevolezza che è avvenuta piano piano; che non si è imposta, perciò, come inequivocabile, con la forza dell’evidenza, con la dirompenza degli eventi eclatanti.
Come, infatti, ci ricorda la vicenda del profeta Elia, quando: «il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera» (1Re 19,11-12).
È a questa “brezza leggera” o a questo “volo di colomba” che dobbiamo rivolgere la nostra attenzione nel rintracciare lo Spirito, nel rintracciare Dio (dentro e fuori di noi).