Questa terza domenica di Pasqua ci propone il vangelo dei discepoli di Emmaus, facendoci compiere un ulteriore passo nella costruzione della fede nel risorto.
I personaggi presenti inizialmente sulla scena sono «due [dei discepoli]» che si stanno dirigendo verso «un villaggio di nome Emmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme».
Durante il tragitto, mentre «conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto» e «discutevano insieme», «Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo».
Questo incipit ci svela alcuni aspetti da tenere presenti.
Innanzitutto chi legge ha una conoscenza più ampia di chi vive la scena: noi sappiamo che la persona che si avvicina ai due discepoli e che inizia a camminare con loro è Gesù, mentre loro non lo sanno.
Infatti – secondo elemento – come in molti racconti di apparizioni del risorto, il riconoscimento di Gesù non è immediato (es. «Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma», Lc 24,37; Maria di Magdala «si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù […] pensando che fosse il custode del giardino», Gv 20,14-15; «Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù», Gv 21,4).
Il brano è dunque scritto proprio perché noi che leggiamo – che siamo già stati/e edotti/e del fatto che lo sconosciuto è Gesù risorto – osserviamo il percorso che i discepoli fanno per arrivare a riconoscerlo.
1) Il primo di questi passi è entrare in relazione con il forestiero: ciò avviene in due momenti.
- a) Inizialmente con un interloquire che non è futile, ma un reale mettersi in gioco, raccontando un pezzo significativo della propria vita, le proprie speranze e le proprie delusioni.
- b) Secondariamente con un farlo entrare in casa, cioè coinvolgendosi in un rapporto di accoglienza e comunione: «Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”».
2) Il secondo passo verso la costruzione della fede nel risorto è aprirsi all’ascolto delle Scritture, con la disponibilità dell’allievo/a e con l’intelligenza di chi va in cerca del loro senso profondo: «cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui».
3) Infine, il terzo passo è quello della comunione, cioè rivivere il gesto dello spezzare il pane: «Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro».
«Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero».
Il percorso è compiuto: i due discepoli di Emmaus sono giunti al riconoscimento di Gesù e noi – che sapevamo già che quello era Gesù – abbiamo potuto seguire i passi che li hanno portati a maturare la fede nel risorto, così che anche noi possiamo seguirli.
Ciò che Luca ci ha mostrato è dunque l’itinerario cui siamo invitati/e per maturare a nostra volta la fede nel risorto: la costruzione di relazioni coinvolgenti e comunionali con l’altro/a, forestiero/a, sconosciuto/a che è sempre un annuncio dell’Altro/a; l’ascolto intelligente della Scrittura; la frazione del pane.
Sapendo che, a quel punto, però non avremo esaurito il percorso, capito tutto, afferrato ogni cosa, risolto tutti i problemi, perché – a quel punto – avverrà proprio ciò che è avvenuto con i discepoli di Emmaus: «Egli sparì dalla loro vista».
Il punto finale del percorso (che si apre alla testimonianza: «Essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane») diventa un nuovo punto di partenza (un “tutto pieno” che si fa “vuoto”) per continuare a costruire questa relazione sempre più in profondità: perché – finché siamo vivi/e – ci sarà ancora un pezzo di storia da raccontare, uno/una straniero/a da accogliere, un approfondimento della scrittura da fare, un pane da spezzare.