Questa domenica ritroviamo un brano di vangelo tratto da Matteo, l’evangelista dell’anno liturgico A.
Riprendiamo, quindi, il percorso iniziato nella prima parte del tempo ordinario, nelle poche settimane tra il tempo di Natale e la quaresima, che si era interrotto al capitolo 5.
Nella sesta domenica del tempo ordinario avevamo, infatti, letto una parte del cosiddetto “Discorso della montagna”, per poi lasciare spazio ai testi caratteristici della Quaresima, del Tempo di Pasqua e – nelle ultime domeniche – delle ultime solennità celebrate.
Il brano odierno, tuttavia, non è tratto dal capitolo 5, ma dalla fine del 9 e dall’inizio del 10.
C’è dunque un gap che dobbiamo colmare per comprendere a che punto siamo della narrazione matteana.
Innanzitutto, il discorso della montagna è ormai terminato. Esso occupa i capitoli 5-6-7 e si conclude con la constatazione del redattore: «Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi» [Mt 7,28-29].
Segue poi una sezione (capitoli 8-9) in cui vengono narrati vari miracoli di Gesù, intercalati da alcuni altri noti episodi, quali quello dove sono esposte le esigenze della sequela (Mt 8,18-22), quello della chiamata di Matteo, il pasto con i peccatori e la discussione sul digiuno (Mt 9,9-17).
Al termine di questa parte, l’evangelista introduce un versetto di sintesi: «Gesù andava per tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno» (Mt 9,35).
È a questo punto che si inserisce il brano odierno: «Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore» (Mt 9,36).
Questa “sterminata fatica” delle persone che incontra gli provoca compassione e lo porta a dire ai suoi discepoli e alle sue discepole: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi!».
Questa frase è stata spesso utilizzata in ambiti vocazionali: “gli operai” sarebbero i preti, le suore, ecc… che dovrebbero occuparsi della messe.
In realtà, non c’è nulla nel testo che faccia propendere per questa lettura.
Piuttosto “gli operai” sono tutte quelle persone che – affascinate dal vangelo di Gesù – si appassionano – come lui – della “messe”, cioè dell’umanità e provano a prendersene cura.
Il capitolo 9 termina poi con l’invito di Gesù: «Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Ci invita, quindi, a pregare non perché ci siano più preti o suore, ma perché la passione del suo vangelo scaldi sempre più cuori possibile.
A questo punto inizia il capitolo 10 e, con esso, il cosiddetto “Discorso apostolico”, introdotto dalla “missione dei Dodici”.
Dopo l’annotazione per cui Gesù, «chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità», è presentato l’elenco dei nomi.
L’aspetto che, tuttavia, a mio giudizio può stupire di più è la prima indicazione che dà loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele».
L’istruzione è chiara: i Dodici devono rivolgersi al popolo ebraico, non ai pagani e nemmeno ai Samaritani (considerati “ebrei eretici”).
La stessa postura verrà riproposta da Matteo al capitolo 15,22-28, quando, incontrando una donna cananea che gli chiederà di guarire la figlia, Gesù risponderà: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Eppure, quella donna sarà esaudita.
Al capitolo 15, la cananea riuscirà a far cambiare idea al Figlio di Dio sul senso della sua missione, allargandone l’orizzonte: non più riservata solo ai figli e alle figlie di Abramo, ma orientata a tutti i figli e a tutte le figlie di Adamo.
L’evoluzione che fa – lungo il vangelo – il Gesù di Matteo è l’evoluzione della stessa comunità che ha prodotto questo testo, una comunità di giudeo-cristiani/e che prendono coscienza di come il popolo eletto, nella sua stra grande maggioranza, non sta accogliendo l’annuncio.
Ecco che allora, essa stessa, è chiamata ad aprirsi ai Samaritani, ai pagani. Non a caso proprio il vangelo di Matteo termina così: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».