Il vangelo di questa domenica è tratto dal capitolo 14 di Matteo, che – nei primi versetti – parla di Erode Antìpa: «In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: “Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!”».
Nei versetti immediatamente successivi viene, infatti, raccontato il tristemente noto episodio della morte di Giovanni.
È al termine di questa narrazione che l’evangelista Matteo annota che Gesù «si ritirò in un luogo deserto, in disparte».
Solo che il desiderio di solitudine di Gesù non riesce a realizzarsi, dato che «le folle […] lo seguirono a piedi dalle città».
La reazione di Gesù, tuttavia, non è di fastidio, ma di compassione: «Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati».
È all’interno di questa cornice che Matteo inserisce la moltiplicazione dei pani e dei pesci.
L’episodio è noto proprio con questo nome, “moltiplicazione”, anche se nel testo esso non compare.
La narrazione è molto sobria e parte da una constatazione dei discepoli: «Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: “Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”».
La loro sembra una preoccupazione piena di buon senso.
Possibile che Gesù non ci avesse pensato? Che non si fosse reso conto che tutta quella gente doveva mangiare?
Possibile, peraltro, che le persone stesse che erano lì non si fossero preoccupate di dover cenare?
Sembra quasi che, mentre i discepoli vogliono congedare la folla (probabilmente preoccupati per Gesù stesso), lui e la gente sono orientati a stare ancora insieme.
La risposta di Gesù, infatti, è piuttosto inaspettata (soprattutto ricordando che il brano iniziava con il suo desiderio di solitudine): «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare».
Gesù ha cambiato atteggiamento interiore: i suoi desideri hanno subito un’evoluzione, non più la solitudine, ma la compagnia delle folle.
Il problema pratico di come sfamare tutte quelle persone, viene affrontato con una frase iconica: «Voi stessi date loro da mangiare», che ciascuno/a di noi – credo – sente rivolta a se stesso/a.
La proposta è quella di sostituire la logica del “congedare” (cioè, mandare via) perché ciascuno/a pensi a se stesso/a («congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare»), con quella dello stare insieme e pensare gli uni / le une agli altri / alle altre.
Di fronte all’obiezione della scarsità delle risorse («Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!»), Gesù non cambia idea: «Portatemeli qui».
Su questi pani e questi pesci Gesù compie i medesimi gesti che compirà durante l’ultima cena: «Alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla».
La sua logica (stare insieme e condividere) funziona: «Tutti mangiarono a sazietà».
In un mondo che sempre più propone la dinamica dell’“arrangiarsi” anche a scapito delle altre persone, del far prevalere il proprio interesse o il proprio desiderio su quello altrui, la proposta di Gesù appare quanto mai profetica.