XXVII Domenica del tempo ordinario (commento)

La parabola che la liturgia ci propone per questa domenica segue immediatamente quella dei due figli che abbiamo sentito la settimana scorsa.

Il contesto, dunque, è il medesimo: Gesù è a Gerusalemme e ha un acceso scontro con i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo, a cui ha appena detto «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio».

La nuova parabola presenta una narrazione più articolata della precedente.

Vi è un padrone che – come viene sottolineato dai numerosi verbi utilizzati – pianta una vigna e la cura con attenzione: «La circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre».

Terminata l’opera che – come sa chi è un po’ del mestiere – dev’essere durata parecchio tempo, «l’affidò a dei vignaioli e se ne andò».

Tuttavia questi vignaioli a cui era stata affidata la vigna, «quando fu il tempo dei frutti», invece che consegnare il raccolto ai servi mandati dal padrone, li «presero […] e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono».

Ciò avvenne anche con altri servi – più numerosi – mandati sempre dal padrone, finché questi non decise di mandare suo figlio, pensando «“Avranno rispetto di mio figlio!”. Ma quei vignaioli, visto il figlio […] lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero».

Finito il racconto, come in ogni parabola che si rispetti, arriva la domanda agli interlocutori, che serve a far sì che si sbilancino in una presa di posizione per poi ribaltargliela contro: «“Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?”. Gli risposero: “Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo”. E Gesù disse loro: […] “Vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare”».

È portato così a compimento lo scontro che l’evangelista aveva preparato nei versetti e nella parabola precedente.

Matteo – che scrive a una comunità cristiana di origine giudaica che vive un forte conflitto con il mondo giudaico circostante – accusa coloro che non hanno accolto Gesù (il figlio della parabola) di aver perso il ruolo di “popolo eletto”.

Non si tratta più solo – come nella parabola precedente – di essere stati scavalcati nell’accesso al regno di Dio da prostitute e pubblicani, ma di vedersi addirittura tolto quell’accesso: «Vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare».

Il regno – la vigna – è di chi la fa fruttificare.

E questo vale per ciascun popolo, per ciascuna persona.

Quindi anche per noi cristiani/e.

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