Ascensione

Per 40 giorni Gesù ha incontrato le sue amiche, i discepoli, gli apostoli e poi, il giorno dell’ascensione, è tornato da Dio.

Sostanzialmente è questo che si celebra la domenica dell’ascensione.

Ma proviamo ad andare un po’ più in là del dato nudo e crudo.

Innanzitutto i 40 giorni…

Sono una scansione temporale che solo gli Atti degli apostoli di Luca mettono in luce: «Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio».

Nei vangeli non se ne parla: Matteo non solo non cita i 40 giorni, ma nemmeno riferisce dell’ascensione; nemmeno Marco originariamente narrava del ritorno di Gesù al Padre, però nella finale canonica (cioè nella seconda parte dell’ultimo capitolo aggiunta posteriormente, Mc 16,10-20), si trova anche il versetto 19 che dice: «Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio».

L’aggiunta è postuma, da ricondurre probabilmente a quando già la Chiesa aveva introdotto la memoria del ritorno di Gesù al Padre. In ogni caso, nemmeno qui si fa menzione dei 40 giorni.

Non lo fa neppure l’evangelista Luca, che pure è il medesimo autore degli Atti. Il suo vangelo infatti si chiude col racconto dell’ascensione, ma la scansione temporale dei 40 giorni manca, anzi, leggendo il testo, sembra che l’ascensione sia molto più prossima alla Pasqua.

Lo stesso dicasi per Giovanni, che dell’ascensione non parla, ma fa addirittura coincidere la morte di Gesù con la Pentecoste (che invece noi liturgicamente collochiamo, sempre seguendo gli Atti degli apostoli, 50 giorni dopo Pasqua): «Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: “È compiuto!”. E, chinato il capo, consegnò lo spirito» (Gv 19,30).

Cosa dobbiamo concludere da queste osservazioni?

Solo uno dei cinque testi presi in considerazione parla dei 40 giorni (solo gli Atti degli apostoli e nessun vangelo). Perché?

Perché non si tratta di una tempistica reale, ma liturgica: quando la Chiesa ha iniziato a diffondersi per opera della predicazione degli apostoli è sorto il problema di rendere conto del perché Gesù risorto non fosse più incontrabile, almeno nella forma delle apparizioni di cui parlano i vangeli.

La risposta che si è sviluppata è che Gesù risorto è tornato in Dio, diventando – proprio come Dio – inaccessibile ai nostri sensi (non lo si può vedere, udire, toccare, annusare…).

Come fare allora ad entrare in relazione con lui?

Ecco la seconda parte della questione, quella che celebreremo settimana prossima: Gesù dona il suo spirito, lo Spirito santo, il nuovo modo di Dio di essere presente nel mondo. Ed ecco la nuova scansione temporale liturgica: lo Spirito santo è donato 50 giorni dopo Pasqua, il giorno di Pentecoste.

Come abbiamo visto però anche questo dato è liturgico, non storico. Giovanni per esempio nel suo vangelo faceva coincidere il dono dello Spirito con la morte di Gesù.

Resta dunque una domanda: se non sono scansioni temporali storiche, ma liturgiche, perché, liturgicamente, si sono scelte queste scansioni e non altre?

Il fatto è che, nel processo di diffusione del messaggio cristiano nel mondo allora conosciuto, un primo grosso problema che i cristiani hanno dovuto affrontare è stato quello di non essere confusi con gli ebrei. Anzi, pensandosi in qualche modo come il compimento della religione ebraica, i cristiani hanno cercato di soppiantare l’ebraismo, sostituendone le festività.

Esisteva infatti già una festa ebraica chiamata Pasqua (che ricordava la liberazione degli ebrei dall’Egitto per opera di Mosè attraverso il Mar Rosso) e, 50 giorni dopo, una festa ebraica chiamata Pentecoste (che ricordava il dono dei 10 comandamenti sul monte Sinai).

La scelta di questa scansione temporale Pasqua – 40 giorni – Ascensione – 10 giorni – Pentecoste (= 50 giorni dopo Pasqua) è funzionale a quella sostituzione.

Ripensare a queste cose può aiutarci a demitizzare un po’ certe ricorrenze liturgiche, in modo da concentrarci sul loro senso, sul problema che le ha originate e su cosa questo voglia dire per la fede, per la vita: l’ascensione in particolare sonda il problema di un Dio inaccessibile ai nostri sensi (tanto che un frate mio amico amava dire “Se lo senti, non è Dio”), ma questo è un problema. Cosa diciamo noi in proposito? O ci accontentiamo di sapere a memoria le scansioni temporali?

Letture:

Dagli Atti degli Apostoli (At 1,1-11)

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo». Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Dalla lettera agli Ebrei (Eb 9,24-28;10,19-23)

Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte. Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza. Fratelli, poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, e poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,46-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

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