La parabola che la liturgia ci propone per questa domenica segue immediatamente quella dei due figli che abbiamo sentito la settimana scorsa.
Il contesto, dunque, è il medesimo: Gesù è a Gerusalemme e ha un acceso scontro con i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo, a cui ha appena detto «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio».
La nuova parabola presenta una narrazione più articolata della precedente.
Vi è un padrone che – come viene sottolineato dai numerosi verbi utilizzati – pianta una vigna e la cura con attenzione: «La circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre».
Terminata l’opera che – come sa chi è un po’ del mestiere – dev’essere durata parecchio tempo, «l’affidò a dei vignaioli e se ne andò».
Tuttavia questi vignaioli a cui era stata affidata la vigna, «quando fu il tempo dei frutti», invece che consegnare il raccolto ai servi mandati dal padrone, li «presero […] e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono».
Ciò avvenne anche con altri servi – più numerosi – mandati sempre dal padrone, finché questi non decise di mandare suo figlio, pensando «“Avranno rispetto di mio figlio!”. Ma quei vignaioli, visto il figlio […] lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero».
Finito il racconto, come in ogni parabola che si rispetti, arriva la domanda agli interlocutori, che serve a far sì che si sbilancino in una presa di posizione per poi ribaltargliela contro: «“Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?”. Gli risposero: “Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo”. E Gesù disse loro: […] “Vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare”».
È portato così a compimento lo scontro che l’evangelista aveva preparato nei versetti e nella parabola precedente.
Matteo – che scrive a una comunità cristiana di origine giudaica che vive un forte conflitto con il mondo giudaico circostante – accusa coloro che non hanno accolto Gesù (il figlio della parabola) di aver perso il ruolo di “popolo eletto”.
Non si tratta più solo – come nella parabola precedente – di essere stati scavalcati nell’accesso al regno di Dio da prostitute e pubblicani, ma di vedersi addirittura tolto quell’accesso: «Vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare».
Il regno – la vigna – è di chi la fa fruttificare.
E questo vale per ciascun popolo, per ciascuna persona.
Quindi anche per noi cristiani/e.