XXX Domenica del tempo ordinario (commento)

Il brano di vangelo di questa domenica è tratto ancora dal capitolo 22 di Matteo, ma – come si può intuire dall’incipit – non è la diretta continuazione di quello della settimana scorsa.

I farisei che «si riunirono insieme» sono tra le persone che hanno assistito al dialogo tra Gesù e i sadducei a proposito della risurrezione (cfr. Mt 22,23-33: «[…] C’erano tra noi sette fratelli; il primo, appena sposato, morì e, non avendo discendenza, lasciò la moglie a suo fratello. Così anche il secondo, e il terzo, fino al settimo […] Alla risurrezione, dunque, di quale dei sette lei sarà moglie?»).

La discussione si era conclusa con Gesù che «aveva chiuso la bocca ai sadducei» con la frase: «Vi ingannate, perché non conoscete le Scritture e neppure la potenza di Dio. Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo. Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Non è il Dio dei morti, ma dei viventi!».

Ebbene proprio tra coloro che erano stati testimoni di questo scambio, «uno […], un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: “Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?”».

L’intenzione dell’interrogazione è, di nuovo, quella di mettere alla prova Gesù: il tema su quale fosse il comandamento più importante della Torah (e, più radicalmente, se fosse possibile sintetizzare la Legge in un comandamento fondamentale) era, infatti, dibattuto nelle scuole rabbiniche del tempo.

La risposta di Gesù è nota e, nella versione di Matteo, duplice: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Meno noto è forse il fatto che questa articolazione (che si trova anche in Marco 12,29-31 e che è costruita intorno a citazioni dell’AT: Dt 6,5 e Lv 19,18) avrà un’evoluzione nella tradizione neotestamentaria.

Già in Luca, i due comandamenti vengono uniti in un’unica formulazione: «Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: “Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?”. Costui rispose: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso”. Gli disse: “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai”» (Lc 10,25-28); con Giovanni i “due” comandamenti diventeranno uno: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34); «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 15,12); per terminare con la Lettera ai Galati, secondo cui: «Tutta la Legge trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso» (Gal 5,14).

Infatti, come dice la Prima lettera di Giovanni: «Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello», ma «Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1Gv 4,20).

Possiamo allora concludere che Gesù, ormai prossimo alla morte, abbia trovato una sintesi, un cuore pulsante, di tutta la sua proposta evangelica: l’amore a Dio e l’amore al prossimo.

Una sintesi con una doppia polarità – Dio e il prossimo – che, tuttavia, è andata convogliandosi verso il polo dell’amore al prossimo, più concreto e meno dissimulabile rispetto all’amore per Dio.

Forse è da lì che dovremmo ripartire anche noi ogni giorno.

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