Siamo nella seconda domenica di avvento e – come di consueto – la liturgia ci propone un brano che presenta la figura di Giovanni Battista.
II Domenica di Avvento (letture)
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 3,1-12)
In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco
inestinguibile».
I Domenica di Avvento (commento)
Questa domenica inizia l’avvento e, con esso, il nuovo anno liturgico.
Come di consuetudine il brano di vangelo – tratto dall’evangelista che ci accompagnerà per questo anno A, Matteo – è uno stralcio del discorso escatologico.
Avevamo già incontrato questo tipo di genere letterario due settimane fa, quando avevamo ascoltato un altro estratto di Luca.
Mentre in quell’occasione avevamo ascoltato l’avvio del discorso escatologico, oggi ne sentiamo la parte finale.
I Domenica di Avvento (letture)
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 24,37-44)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Commemorazione dei defunti (commento)
Il 2 di novembre è il giorno nel quale la Chiesa celebra la commemorazione di tutti i defunti (e di tutte le defunte) e – cadendo quest’anno di domenica – sostituisce la liturgia della XXXI domenica del tempo ordinario.
Il “giorno dei morti” (e delle morte) ha un immediato significato caro a ognuno/a di noi: fare memoria nella preghiera delle persone care che non ci sono più e – con esse – anche di tutte le altre, in particolare quelle per cui più nessuno/a ha un ricordo.
Su questa prima dimensione della ricorrenza non mi sembra necessario spendere troppe parole, dato che tutti e tutte noi portiamo nel cuore la ferita legata a qualcuno/a che ci ha lasciati/e.
È forse uno degli aspetti in cui noi esseri umani possiamo davvero sentirci in comunione con gli altri.
Vi è, tuttavia, un’altra prospettiva che la commemorazione di questa settimana può mettere in luce ed è quella che mi ha portato a scegliere proprio questo vangelo.
Commemorazione dei defunti (letture)
Dal vangelo secondo Matteo (Mt 25,31-46)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti
abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
Santi Pietro e Paolo (commento)
Questa domenica cade il 29 giugno, pertanto la liturgia ci propone la solennità dei santi Pietro e Paolo, i due pilastri della Chiesa nascente.
Si tratta di due uomini con storie e personalità molto diverse, accomunati tuttavia – oltre che da un medesimo destino (sono entrambi morti martiri, probabilmente durante le persecuzioni dell’imperatore Nerone) – dalla stessa fede in Gesù di Nazareth, confessato Cristo e Figlio di Dio.
Santi Pietro e Paolo (letture)
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,13-19)
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Trinità (commento)
Questa domenica, terminato il tempo di Pasqua che ci ha accompagnato per una cinquantina di giorni, ricomincia il tempo ordinario.
È un periodo del calendario liturgico che ci accompagnerà fino al prossimo Avvento e che è dedicato all’approfondimento della vita di Gesù – al di là dei cosiddetti “tempi forti” legati alla sua nascita e alla sua passione, morte e risurrezione.
Come di consueto, però, la prima domenica del tempo ordinario dopo Pentecoste è dedicata alla Trinità.
Il termine non è evangelico e anche la teologia che gli si è sviluppata intorno è ascrivibile alla riflessione dei secoli successivi all’evento Gesù.
La Trinità rimanda, tuttavia, a una realtà che i testi evangelici lasciano intravvedere.
Per esempio, nel brano di vangelo scelto per questa domenica, l’invito finale di Gesù è quello di andare e fare discepoli, battezzando – cioè immergendo le persone – «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».
Al di là delle disquisizioni teoriche, che spesso più che chiarire rischiano di confondere, ciò che emerge con evidenza è la “non monoliticità” del Dio rivelato da Gesù: un solo Dio – dice il dogma – ma in tre persone. Potremmo dire “una unità plurale”, “relazionale”, “dialogante”, la quale non si esaurisce ad intra ma “fuoriesce”, si rivela, si propone, coinvolge, contagia…
Dio non è monolitico, ma plurale.
E, in più, la sua pluralità non è un circuito chiuso, ma rivolto ad extra, a noi.
L’umanità è l’interlocutrice che Dio interpella.
L’iniziativa è sua: è Lui che per primo ci ha rivolto la parola.
A noi la scelta se ritenere degno di interesse questo rapporto che ci è proposto.
Su quali basi valutare?
Innanzitutto, per giudicare se si tratta di una “proposta interessante”, bisogna ascoltarla.
Ascoltarla vuol dire prendere in mano questa parola, che oggi si presenta a noi nella forma attestata della Bibbia, cioè in un testo che va letto, ma anche interpretato (magari facendosi aiutare da chi – di mestiere – studia proprio quel testo).
Solo dopo averne colto il senso e, dunque, solo dopo aver colto il contenuto della proposta relazionale che Dio ci rivolge, si può sbilanciarsi verso un accoglimento della proposta o un suo rifiuto.
Sapendo che non si tratta mai di scelte che si prendono una volta nella vita, perché come in ogni ateo/a abita un piccolo / una piccola credente, così in ogni credente abita un piccolo / una piccola ateo/a.
Ciò che mi pare importante è non mancare di ascoltare (leggere, studiare, approfondire, farsi domande): meglio un ateo / un’atea che si è spaccato/a la testa sul vangelo e alla fine si è sbilanciato/a verso la declinazione della proposta di Dio (magari perché non ritenuta affidabile / credibile), piuttosto che una persona credente che non conosce il Dio a cui dice di credere.
O almeno questo è il mio parere, con l’augurio che i mesi che ci aspettano da qui al prossimo Avvento siano mesi fecondi per la lettura, lo studio, l’approfondimento del testo biblico.
Trinità (letture)
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28,16-20)
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».