Trinità (commento)

Con la festa di Pentecoste della settimana scorsa, si è chiuso il tempo di Pasqua, cioè quel periodo liturgico che segue la memoria della Risurrezione di Gesù e ne approfondisce il senso.

È iniziato, dunque, il secondo periodo del tempo ordinario (il primo era andato dalla fine del tempo di Natale all’inizio della Quaresima); esso ci accompagnerà fino alla fine di questo anno liturgico, cioè fino al prossimo avvento.

Abbiamo davanti, quindi, diversi mesi per approfondire la cosiddetta “vita pubblica” di Gesù.

Tuttavia, il ricominciamento del tempo ordinario – come da tradizione – porta con sé una serie di feste – come quella odierna della Trinità – che impongono un rinvio nella ripresa della lettura del vangelo guida di questo anno liturgico (Matteo).

Il testo scelto per la festa della Trinità in questo anno A è, infatti, tratto da Giovanni e consta di una breve sezione del discorso tra Gesù e Nicodemo (Gv 3,1-21).

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Trinità (letture)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,16-18)

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

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Pentecoste (commento)

Domenica la Chiesa celebra la Pentecoste.

Cinquanta giorni dopo Pasqua si fa memoria del dono dello Spirito santo.

La scansione temporale è una costruzione liturgica successiva, tant’è che – come leggiamo nelle letture – il vangelo di Giovanni colloca il dono dello Spirito durante l’apparizione di Gesù risorto ai discepoli lo stesso giorno di Pasqua.

Ciò che dunque interessa non è tanto il “quando” o il “come” di questo dono, ma il suo significato.

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Pentecoste (letture)

Dagli Atti degli Apostoli (At 2,1-11)

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

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Ascensione (letture)

Dagli Atti degli Apostoli (At 1,1-11)

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo». Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

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VI Domenica di Pasqua (commento)

Il vangelo di questa domenica è il “secondo tempo” di quello della settimana scorsa: ne è, infatti, la continuazione.

Mentre i primi 14 versetti del capitolo 14 di Giovanni ruotavano intorno al tema della fede, la seconda parte si apre sull’amore: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti».

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VI Domenica di Pasqua (letture)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-21)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

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