XXIX Domenica del tempo ordinario (commento)

Il vangelo di questa domenica è la diretta continuazione di quello della settimana scorsa e, quindi, della parabola del banchetto nuziale.

La reazione dei farisei a quella narrazione di Gesù è quella di ritirarsi e tenere consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi.

Lo stratagemma ideato è quello di mandare i propri discepoli con gli erodiani a dirgli: «Maestro […] è lecito o no pagare il tributo a Cesare?».

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XXIX Domenica del tempo ordinario (letture)

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,15-21)

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

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XXVIII Domenica del tempo ordinario (commento)

Nelle settimane scorse abbiamo ascoltato le due parabole che Gesù rivolge ai capi dei sacerdoti e agli anziani a Gerusalemme: quella dei due figli e quella dei vignaioli omicidi.

Entrambe sono collocate nel capitolo 21 di Matteo, che – dopo il lapidario «Vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare» – termina con un commento del narratore: «Udite queste parole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo, ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta».

È in questa cornice che si apre il capitolo 22, il cui incipit coincide col vangelo di questa domenica: «Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei]».

Una nuova parabola, dunque; anch’essa dalla trama complessa e articolata.

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XXVIII Domenica del tempo ordinario (letture)

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,1-14)

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

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