La seconda domenica di quaresima ci presenta, come di consueto, il testo della trasfigurazione, quest’anno nella versione di Matteo.
È un grande salto in avanti nella vita pubblica di Gesù che avevamo ricominciato a seguire dagli inizi nelle scorse domeniche.
Dal capitolo 5 ci troviamo catapultati/e al capitolo 17, cioè già oltre la metà, dato che in tutto i capitoli di questo evangelista sono 28.
Prima di addentrarci nel brano vero e proprio, serve perciò attardarsi un attimo nella ricostruzione della collocazione della trasfigurazione all’interno dell’economia evangelica dei sinottici.
Dopo una prima parte in cui vengono presentate le parole di Gesù, i miracoli, la chiamata dei discepoli, i primi scontri con le autorità religiose ebraiche, l’entusiasmo delle folle, arriva un momento di svolta: il primo annuncio della passione, che sarà il tema centrale della seconda parte del vangelo.
Gli annunci della passione nei vangeli sinottici sono tre e sono tutti costruiti alla stessa maniera: annuncio della passione + indicazioni sulla sequela.
Ebbene, in tutti i sinottici la trasfigurazione è sempre raccontata dopo la sezione dedicata al primo annuncio di passione («Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno», Mt 16,21) e alle relative indicazioni sulla sequela («Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua», Mt 16,24).
La trasfigurazione avviene quindi in un momento preciso dell’evolversi dell’esperienza storica di Gesù: quando il suo percorso inizia a prendere la direzione della croce.
In Matteo, avviene «sei giorni dopo» il primo annuncio della passione.
Ricordo che “sei” è “sette meno uno”, cioè il numero del compimento (“sette”) meno uno: la trasfigurazione allora non è ancora il compimento della vita di Gesù (che nell’ottica evangelica sarà la risurrezione): è come se si instaurasse un parallelismo tra annuncio della croce e la croce vera e propria, da un lato, e la trasfigurazione e la risurrezione, dall’altro.
La trasfigurazione annuncia in qualche modo la risurrezione.
Matteo ce la racconta così: con Gesù ci sono Pietro, Giacomo e Giovanni che vengono condotti «in disparte, su un alto monte». Qui Gesù «fu trasfigurato», «il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce».
Il verbo “fu trasfigurato” è un verbo passivo: si tratta del cosiddetto “passivo divino”, cioè il modo in cui si vuole indicare che all’opera vi è Dio. È la stessa forma verbale che Matteo userà per la risurrezione.
Inoltre “fu trasfigurato”, in greco è “metamorfoo”, da cui l’italiano metamorfosi.
Morphé in greco significa, infatti, “forma”, “figura”, “aspetto”.
Gesù, quindi, per opera di Dio cambia “forma”, “figura”, “aspetto”, nel modo che è descritto subito dopo, ovviamente in maniera analogica: cioè, è come se «il suo volto brillò come il sole», come se «le sue vesti divennero candide come la luce».
Sono immagini che vogliono provare a rendere l’idea di questa trasformazione, che è indubbiamente caratterizzata dalla luce (che – etimologicamente – è la radice stessa della parola “dio”).
Il racconto della trasfigurazione vuole cioè evocare l’azione di Dio che mostra Gesù come divino lui stesso. E, infatti, la voce che interrompe Pietro, dice: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
L’annuncio della passione e la trasfigurazione vanno quindi tenuti strettamente insieme.
Quell’“Ascoltatelo” fa, infatti, riferimento alle parole di Gesù che annunciavano la croce e che i discepoli avevano fatto fatica ad ascoltare: «Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: “Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai”. Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: “Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”» [Mt 16,22-23].
«Dio non voglia» e invece vuole!
«Tu non pensi secondo Dio», che, invece, la pensa come me!
Dio e Gesù (che, per Matteo, è Dio) sono concordi nella direzione che la rivelazione assumerà: amare sino alla fine, amare anche chi lo/li rifiuta, amare fino a dare la vita.
Questo è Dio, questo è Gesù.
Ecco perché seguirlo/i è una scelta radicale, perché implica aderire alla logica dell’amore disposto alla croce: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua».