Commemorazione dei defunti (commento)

Il 2 di novembre è il giorno nel quale la Chiesa celebra la commemorazione di tutti i defunti (e di tutte le defunte) e – cadendo quest’anno di domenica – sostituisce la liturgia della XXXI domenica del tempo ordinario.

Il “giorno dei morti” (e delle morte) ha un immediato significato caro a ognuno/a di noi: fare memoria nella preghiera delle persone care che non ci sono più e – con esse – anche di tutte le altre, in particolare quelle per cui più nessuno/a ha un ricordo.

Su questa prima dimensione della ricorrenza non mi sembra necessario spendere troppe parole, dato che tutti e tutte noi portiamo nel cuore la ferita legata a qualcuno/a che ci ha lasciati/e.

È forse uno degli aspetti in cui noi esseri umani possiamo davvero sentirci in comunione con gli altri.

Vi è, tuttavia, un’altra prospettiva che la commemorazione di questa settimana può mettere in luce ed è quella che mi ha portato a scegliere proprio questo vangelo.

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Commemorazione dei defunti (letture)

Dal vangelo secondo Matteo (Mt 25,31-46)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti

abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

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