XVI Domenica del tempo ordinario (commento)

Il brano di vangelo di questa domenica è tratto – come quello della settimana scorsa – dal capitolo 13 di Matteo, cioè dal cosiddetto “Discorso parabolico”.

La parabola proposta è quella della zizzania, una pianta infestante molto simile al grano che – proprio per questo – li rende difficilmente distinguibili.

Su questa caratteristica si gioca tutto il senso della storia narrata da Gesù.

Ma andiamo con ordine.

Innanzitutto l’esodio della parabola è una similitudine: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo».

Fino a qui, niente di particolarmente rilevante: l’uditorio viene introdotto in una situazione rurale nota, in cui un uomo ha seminato del buon seme, come è normale che sia.

La narrazione, però, presenta subito una svolta: «Mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò».

L’uomo che ha seminato il buon seme ha dunque un nemico che – senza che nessuno/a se ne accorga – getta semi di zizzania in mezzo a quelli di grano.

Ci si rende conto di quanto accaduto solo al momento della crescita degli steli: «Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania».

La reazione dei servi non è tuttavia quella di pensare che la causa di quanto vedono davanti ai loro occhi sia frutto di un’inimicizia, ma che sia stato il loro padrone a seminare un cattivo seme: «Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?».

Fuori di metafora, potremmo dire che la prima reazione degli umani di fronte alla presenza del male nel mondo sia quella di accusare Dio.

Si tratta di un atteggiamento che conosciamo bene, avendolo assunto – consapevolmente o meno – anche noi.

Ma la parabola è perentoria: «Un nemico ha fatto questo!»; “Non io!” verrebbe da aggiungere.

Il vangelo è sempre trasparente su questo aspetto, non lascia spazio a dubbi: il male non viene da Dio!

È questo forse il cuore della buona notizia che Gesù vuole annunciare: di Dio ci si può fidare, è un Dio affidabile, su cui non è possibile far calare ombre di sospetto.

Che fare, dunque, della zizzania? «I servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”».

Siamo di fronte alla point della parabola: tutti/e si aspetterebbero che il padrone del campo decidesse l’estirpazione della zizzania.

E invece… «No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme».

Pur di non mettere a repentaglio la vita del grano, la decisione è quella di lasciarlo crescere insieme alla zizzania.

Di fronte alla tentazione manichea di voler separare il bene dal male, l’invito del vangelo è quello di lasciarli crescere fino a quando sarà chiaro – senza ombra di dubbio – cosa è grano e cosa è zizzania.

Non è, infatti, facile distinguere i due, certificare cosa è bene e cosa è male in corso d’opera.

Arriverà il momento in cui sarà evidente, ma alla fine: «Al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio».

Alla fine – appunto – quando non starà più a noi fare la selezione.

La parabola, dunque, ha in sé un valore teologico e un valore morale.

Innanzitutto (significato teologico) ci dice chi è Dio: colui che semina il buon seme, colui che non provoca il male, colui che non estirpa ciò che c’è, ma gli dà il tempo di crescere.

In secondo luogo (significato morale) ci dice che il male e il bene non sono così facilmente distinguibili; va, dunque, frenata la nostra foga di sapere tutto, di condannare (o di condannarci) senza appello, di affrontare il male estirpando. C’è una convivenza di bene e male (tra noi e gli altri / le altre, in noi, negli altri, nelle altre) che va accettata, accolta, accompagnata.

Alla fine quello che sarà da buttare, lo si butterà e quello che sarà da tenere, lo si terrà.

Usiamo le nostre energie e il nostro tempo non per additare il male in noi e nelle altre persone, ma per far sì che ciò che si terrà sia il più possibile.

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