Come da consuetudine liturgica, 40 giorni dopo la Pasqua, la Chiesa celebra l’Ascensione di Gesù.
Il testo di riferimento di questa settimana è la prima lettura tratta dagli Atti degli apostoli insieme, ovviamente, al vangelo.
Quest’ultimo – tuttavia – non menziona l’ascensione: è tratto, infatti, da Matteo (poiché siamo nell’anno liturgico A), il quale non parla di questo evento nel suo libro, così come Giovanni.
Marco vi fa solo un breve accenno, peraltro nella cosiddetta “finale canonica” (Mc 16,9-20), quella cioè che gli studiosi e le studiose della Bibbia non attribuiscono alla comunità marciana, ma a un’inserzione successiva.
Possiamo, dunque, concludere che l’evangelista “campione” dell’ascensione sia proprio Luca, il medesimo autore degli Atti.
Egli racconta addirittura l’ascensione due volte: una alla fine del vangelo (quello che nella prima lettura odierna è denominato «primo racconto») e una all’inizio degli Atti.
Entrambe le opere di Luca si collocano intorno all’80 d.C.: siamo, dunque, lontani una quarantina di anni dagli eventi narrati.
In quei decenni, molte delle cose che l’autore espone come eventi “di là da venire” («sarete battezzati in Spirito Santo […] riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra») sono già avvenuti.
La Chiesa si è già diffusa nel mondo allora conosciuto, anche se è composta da comunità numericamente minoritarie e spesso perseguitate.
L’interrogativo che dobbiamo porci, allora, è questo: perché Luca sente il bisogno di insistere sull’ascensione in un periodo in cui ormai il messaggio di Gesù, e in particolare l’annuncio della sua risurrezione, si sta spargendo?
Probabilmente le due cose sono connesse: proprio perché la vicenda di Gesù inizia a essere nota e a incuriosire e affascinare sempre più persone, anche le domande intorno a lui crescono.
Sono soprattutto le domande di persone che si affacciano alla comunità cristiana provenendo dal mondo pagano (i destinatari dei testi di Luca sono cristiani di lingua greca) e che non hanno conosciuto direttamente né Gesù né gli apostoli.
In questo sono molto simili a noi e – a ben guardare – i quesiti sottesi ai testi di Luca sull’ascensione assomigliano molto ai nostri:
- Perché non possiamo incontrare oggi Gesù risorto, come lo incontrarono le sue discepole e i suoi discepoli?
Perché Gesù è tornato al Padre.
- Come è avvenuto questo “ritorno”?
L’evangelista attingendo alle immagini escatologiche dell’A.T. costruisce un racconto simbolico in cui un elemento centrale è la presenza degli Undici. Cioè, è come se Luca dicesse: a un certo punto, la comunità degli apostoli ha preso coscienza che l’esperienza terrena di Gesù (da vivo, da morto, da risorto) fosse conclusa.
- Com’è possibile, allora, avere oggi una relazione con Gesù?
Ecco che si introduce la figura dello Spirito, che – proprio nella narrazione dell’ascensione – viene preannunciato come un dono da attendere: «Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, “quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo”».
A partire da questi interrogativi e dalle risposte che via via sono state elaborate, è nata anche la scansione liturgica, di cui Luca – ancora una volta – si fa portavoce.
È lui che introduce i quaranta giorni dopo Pasqua («Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio») e – come vedremo – gli altri dieci per arrivare ai cinquanta giorni tra Pasqua e Pentecoste (festa ebraica già esistente e risignificata in senso cristiano).
Mi pare che di tutti gli interrogativi possibili intorno alla morte, risurrezione e ascensione di Gesù, quello più significativo sia l’ultimo: Com’è possibile avere oggi una relazione con Gesù?
È la domanda intorno alla quale si costruisce tutta la vita cristiana, comunitaria e personale, e che va continuamente ripresa in mano. Luca stesso, nel vangelo di Emmaus (come abbiamo visto) ci aveva indicato come vie imprescindibili l’accoglienza del forestiero / della forestiera, le Scritture, lo spezzare del pane. Ora si inserisce anche lo Spirito, su cui ci si concentrerà soprattutto la settimana prossima.
Tuttavia c’è un elemento che in tutte queste “strade” non può mancare: noi.
Quelle vie, cioè, non possono essere estrinseci compiti da svolgere, ma chiedono il nostro coinvolgimento in prima persona, il nostro saperci mettere in gioco, il nostro arrischiarci intimamente.
Buona ascensione a tutte e a tutti!
1 commento
Mi piace l’inquadramento biblico del testo. Grazie.