Il 14 settembre ricorre la festa dell’esaltazione della croce, per cui la liturgia della messa prevede letture proprie relative a questa ricorrenza.
In particolare, il brano di vangelo è tratto da Giovanni e consta in uno stralcio del lungo discorso tra Gesù e Nicodemo.
Il passaggio mette in relazione l’innalzamento di Gesù sulla croce con un testo del libro dei Numeri (prima lettura) che narra l’episodio dell’innalzamento di un serpente di bronzo su un bastone come mezzo di guarigione per chi era stato morso dai serpenti.
Il senso di questo parallelismo sta nel valore salvifico della croce, ben espresso dalla frase evangelica: «Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Mi pare sia questo l’aspetto centrale della festa odierna: la volontà univocamente salvifica di Dio.
In qualche modo, infatti, la nostra generazione ha ereditato da quelle precedenti una visione non sempre del tutto chiara in proposito.
L’idea che Dio affianchi al suo volto benevolo, anche un volto minaccioso, punitivo, castigante è giunta fino ai giorni nostri.
Di questo sospetto dell’essere umano nei confronti di Dio ha scritto in maniera molto folgorante Pierangelo Sequeri, in un testo che – a mio giudizio – tutti/e dovrebbero leggere, intitolato Il timore di Dio.
Ne riporto qualche passaggio in merito al discorso che emerge dalla liturgia odierna: «Il rapporto religioso con Dio si è inquinato, senza ragione e sin dall’inizio, tramite il credito che l’uomo ha concesso alla fantasia del serpente. E da allora ogni religione ne rimane inesorabilmente segnata, perché l’uomo viene alla luce in un mondo che ogni volta gli ripropone il sospetto al quale è sin troppo disposto a cedere: il sospetto cioè che il comandamento, invece che il simbolo della solidarietà di Dio, sia il segno di un’oscura prevaricazione».
In realtà, «nella concretezza del rapporto instaurato con Dio non v’è alcuno spazio per l’ipotesi formulata dal serpente […] Lo spazio dell’incredulità, sin dall’inizio, si apre nell’immaginazione: non nell’esperienza».
Eppure: «Una volta che è stato portato alla luce, questo sospetto non ci abbandona più. Ogni uomo, almeno una volta, sperimenta il sentimento della possibile ambiguità di Dio».
Tutta l’esistenza di Gesù è, invece, orientata ad attestare che «l’essenza della volontà di Dio è la cura per l’essere umano».
La sua morte di croce è il punto massimo di questa attestazione.
La festa dell’esaltazione della croce diventa quindi un momento significativo per purificare la nostra fede, estromettendo l’atavico dubbio sull’identità di Dio e consolidando il nostro rapporto con Lui nella certezza della sua univoca volontà benefica.