Corpus Domini (commento)

Questa domenica si celebra la festa del Corpus Domini e il vangelo che la liturgia ci propone è tratto dal capitolo 6 di Giovanni.

Il Quarto evangelista – come è noto – non narra l’istituzione dell’eucaristia durante l’ultima cena (che viene “sostituita” dalla narrazione della lavanda dei piedi), ma introduce un lungo discorso – contenuto, appunto, nel capitolo 6 – sul pane disceso dal cielo, il pane vivo.

Gesù attua una identificazione tra sé e questo pane («Io sono il pane vivo, disceso dal cielo»), per poi affermare che «se uno mangia di questo pane vivrà in eterno».

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Corpus Domini (letture)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,51-58)

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

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Trinità (commento)

Con la festa di Pentecoste della settimana scorsa, si è chiuso il tempo di Pasqua, cioè quel periodo liturgico che segue la memoria della Risurrezione di Gesù e ne approfondisce il senso.

È iniziato, dunque, il secondo periodo del tempo ordinario (il primo era andato dalla fine del tempo di Natale all’inizio della Quaresima); esso ci accompagnerà fino alla fine di questo anno liturgico, cioè fino al prossimo avvento.

Abbiamo davanti, quindi, diversi mesi per approfondire la cosiddetta “vita pubblica” di Gesù.

Tuttavia, il ricominciamento del tempo ordinario – come da tradizione – porta con sé una serie di feste – come quella odierna della Trinità – che impongono un rinvio nella ripresa della lettura del vangelo guida di questo anno liturgico (Matteo).

Il testo scelto per la festa della Trinità in questo anno A è, infatti, tratto da Giovanni e consta di una breve sezione del discorso tra Gesù e Nicodemo (Gv 3,1-21).

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Trinità (letture)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,16-18)

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

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Pentecoste (commento)

Domenica la Chiesa celebra la Pentecoste.

Cinquanta giorni dopo Pasqua si fa memoria del dono dello Spirito santo.

La scansione temporale è una costruzione liturgica successiva, tant’è che – come leggiamo nelle letture – il vangelo di Giovanni colloca il dono dello Spirito durante l’apparizione di Gesù risorto ai discepoli lo stesso giorno di Pasqua.

Ciò che dunque interessa non è tanto il “quando” o il “come” di questo dono, ma il suo significato.

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Pentecoste (letture)

Dagli Atti degli Apostoli (At 2,1-11)

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

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VI Domenica di Pasqua (commento)

Il vangelo di questa domenica è il “secondo tempo” di quello della settimana scorsa: ne è, infatti, la continuazione.

Mentre i primi 14 versetti del capitolo 14 di Giovanni ruotavano intorno al tema della fede, la seconda parte si apre sull’amore: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti».

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VI Domenica di Pasqua (letture)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-21)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

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V Domenica di Pasqua (commento)

Il brano di vangelo di questa domenica – oltre che molto intenso – riesce a essere insieme immediato e complesso.

Non è facile, quindi, provare a commentarlo.

Innanzitutto, va ricordato che è tratto da Giovanni e in particolare dal lungo discorso che quest’ultimo fa pronunciare a Gesù durante l’ultima cena.

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V Domenica di Pasqua (letture)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,1-12)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

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