VI Domenica di Pasqua (commento)

Il vangelo di questa domenica è il “secondo tempo” di quello della settimana scorsa: ne è, infatti, la continuazione.

Mentre i primi 14 versetti del capitolo 14 di Giovanni ruotavano intorno al tema della fede, la seconda parte si apre sull’amore: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti».

Questa organizzazione del testo sembra suggerire che a coloro che, alla questione se dare credito o meno a Gesù, rispondono sbilanciandosi per accordargli fiducia, si apre la strada della relazione con lui, caratterizzata – appunto – dall’amore.

Il versetto iniziale e quello finale di questa pericope vi fanno riferimento esplicito.

Tuttavia – apparentemente – in modo contrastante.

Il versetto 15, infatti, come visto, recita «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti», mentre il versetto 21 suona quasi al contrario: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama».

Chi ama, osserva i comandamenti o chi osserva i comandamenti, ama?

Viene prima l’amare e poi l’agire di conseguenza o l’osservare i comandamenti mostrando così effettivamente di amare?

È un po’ la questione del “facciamo cose buone, perché siamo buoni o diventiamo buoni, facendo cose buone”?

In realtà, la risposta è che entrambe le proposizioni sono vere e si alimentano in un rapporto di circolarità.

Sono come i due fuochi di un’ellisse: l’importante è non perderli per strada, cioè ritrovarsi a fare gesti d’amore, senza amare o amare, senza compiere gesti d’amore.

Ciascuno/a di noi sa quale “fuoco” rischia di perdere per strada più spesso…

Bisogna poi aggiungere che questa cornice letteraria racchiude in sé un’altra tematica: quella dell’annuncio del ritorno di Gesù al Padre («Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi»), che – tuttavia – non lascerà gli umani nell’orfanità («Non vi lascerò orfani») perché, oltre a prevedere un ritorno («voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete […] verrò da voi»), promette anche una nuova presenza («io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità»).

Nella rilettura post-pasquale, la comunità giovannea incastona nel discorso finale di Gesù ai suoi e alle sue prima dell’arresto questo bellissimo passaggio trinitario.

Non si tratta, tuttavia, di un mero affresco dottrinale, ma della dinamica fondativa della possibilità di amare: è perché siamo coinvolti/e in questo amore straripante di Dio, che a nostra volta – in qualità di amati/e – possiamo amare / agire l’amore (o agire d’amore).

Questo vangelo è dunque molto denso perché ci porta a rivivere tutto il nostro itinerario di creature amate/amanti/riamanti.

Leggi anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *