XVII Domenica del tempo ordinario (commento)

Il vangelo di questa domenica conclude il discorso in parabole.

Ci vengono presentate tre micro-storie, le cosiddetto “micro-parabole del Regno”, che sono costruite intorno a tre similitudini che vogliono farci comprendere cos’è – appunto – il regno dei cieli.

Esso è simile a un tesoro nascosto nel campo che un uomo trova e nasconde, così da poter andare, «pieno di gioia», a vendere tutti i suoi averi in modo da poter compare il campo stesso (col suo tesoro).

Questa prima micro-parabola lascia intuire, senza bisogno di tante spiegazioni, che il regno di cui parla Gesù è un tesoro preziosissimo, che vale più di tutto ciò che abbiamo. Trovarlo suscita una tale gioia da spingerci a barattare ogni nostro avere pur di farlo nostro.

È una storia che suscita un interesse fortissimo nei confronti del regno: cosa sarà mai questa realtà per la quale tutto ciò che si aveva pare diventare insignificante.

Per cosa noi saremmo disposti a vendere tutto? Per una realtà fatta come?

La seconda micro-parabola paragona, invece, il regno dei cieli a un mercante che va in cerca di perle preziose e, quando la trova, vende tutto ciò che ha per comprarla.

Questa storia – molto simile alla prima – contiene tuttavia un elemento diverso: la ricerca.

Mentre dell’uomo della prima parabola si dice che trova il tesoro nel campo senza riferire di un suo essere un “ricercatore di tesori”, qui si esplicita il fatto che il mercante fosse proprio in cerca di perle preziose.

Il regno, dunque, è qualcosa di prezioso che ha la facoltà di essere cercato. Certo, è un dono (il modo più bello in cui Dio ha pensato la realtà e le relazioni), ma gli esseri umani possono avere una parte attiva nel suo reperimento.

Potremmo allora chiederci cosa stiamo cercando e cosa speriamo di trovare.

Infine, vi è la similitudine tra il regno e una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci.

Si tratta nuovamente di un’immagine di pienezza; un’immagine peraltro che Gesù usa anche in altre circostanze.

Ritroviamo la medesima atmosfera che dilata il cuore delle due precedenti, anche se l’aggiunta che vi viene apposta («Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi»), soprattutto con la spiegazione successiva («Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti») sembra far cambiare i toni, che si fanno più cupi, quasi paurosi.

A questo proposito un’annotazione: finché ci manteniamo nei confini della parabola, il cambiamento di atmosfera non c’è.

Che i pescatori, gettata una rete che si riempie di ogni genere di pesci, una volta a riva facciano una selezione e buttino via i pesci non commestibili non è per nulla strano.

Se proviamo a immaginarli mentre fanno questa operazione, il loro atteggiamento non è assolutamente diverso da quello che potremmo attribuirgli vedendo la rete che si riempie.

Certo, a patto che non si rendano amaramente conto che il pesce da buttare è decisamente più numeroso di quello da tenere. Questa sarebbe una bella beffa… Ma nulla nella parabola fa presupporre questo esito!

Il cambiamento di toni è legato alla spiegazione della parabola che fornisce un’identificazione semplificante tra pesci cattivi e persone cattive: l’atmosfera cambia perché tutti e tutte abbiamo paura di essere noi giudicati/e così.

Questa spiegazione tuttavia è introdotta per fare da pendant con la finale della parabola della zizzania e non sempre troppo calzante con le tre parabole del regno odierne.

Come per la zizzania, infatti, vi è il rimando al fatto che la divisione avverrà «alla fine del mondo» e quindi sembra più un invito a non giudicarci gli uni / le une, gli altri / le altre (e a non giudicare noi stessi / noi stesse) che una velata minaccia – piuttosto estrinseca al modo di essere di Gesù che preferiva indubbiamente i malati ai sani (cfr. Mt 9,12) e che passava più tempo tra i peccatori e le peccatrici piuttosto che tra coloro che osservavano minuziosamente la legge religiosa; e per questo era anche molto biasimato (cfr. Mt 9,10-11).

Senza contare che bisognerebbe chiedersi se è davvero possibile distinguerci tra buoni e cattivi…

Forse è più sensato pensare che verrà buttato il male di ciascuno/a di noi e tenuto il bene…

In ogni caso, non facciamoci rovinare l’atmosfera gioiosa, entusiasmante e speranzosa che le tre micro-parabole del regno trasmettono.

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