Il vangelo di questa domenica è tratto dal capitolo 25 di Matteo.
Prima della solennità di tutti i santi – celebrata la settimana scorsa – eravamo giunti, con la 30a domenica del tempo ordinario, al capitolo 22, e in particolare allo scambio tra Gesù e un dottore della Legge sul “grande comandamento”.
I capitoli successivi – il 23 e il 24, di cui non leggeremo nulla in queste domeniche – contengono, da un lato, l’invettiva di Gesù contro gli scribi e i farisei e, dall’altro, il discorso escatologico, l’ultimo dei cinque grandi discorsi nei quali Matteo raccoglie il materiale che ha a disposizione: di questo discorso avevamo avuto un assaggio all’inizio di questo anno liturgico, nella prima domenica di avvento.
Questa domenica, 32a del tempo ordinario, siamo, invece, approdati/e al capitolo 25, che si apre proprio con il racconto delle dieci vergini.
Questa parabola segue quella del maggiordomo, narrata negli ultimi versetti del capitolo precedente, che proponeva la questione dell’attesa: «Ma se questo servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a bere e a mangiare con gli ubriaconi…”».
Il tema dell’attesa è il trait d’union tra le due parabole: esso è, infatti, centrale anche nella vicenda delle dieci vergini: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono».
La scena presenta l’ultimo dei momenti del rituale matrimoniale ebraico, quello in cui lo sposo è atteso a casa della sposa.
Solo che, come di consueto negli sposalizi, c’è un’attesa, forse anche un’attesa più lunga del previsto.
Nonostante ciò alcune delle amiche della sposa si sono organizzate, altre no.
La questione è, dunque, la gestione di un’attesa che, fuor di metafora, è l’attesa del Signore.
Come suggerisce don Manuel Belli, nel suo commento a questo vangelo – reperibile sul suo canale youtube “Scherzi da prete”, che io trovo molto interessante – il punto è che alcune vergini sembrano interessate a voler partecipare a questo incontro, anche se c’è da aspettare (e, infatti, si organizzano per l’attesa); altre, invece, sembrano interessate, ma fino a un certo punto: vanno, ma non si organizzano per l’attesa.
È un po’ come quella storia dei cani da caccia, per cui quelli che iniziano a correre in una direzione sono i pochi che hanno sentito l’odore della preda: gli altri corrono, solo perché vedono i primi correre. E, infatti, quando la ricerca si fa più lunga e impervia, solo chi ha davvero sentito l’odore della preda continua a cercarla, mentre gli altri abbandonano l’inseguimento.
Certo, l’immagine è un po’ cruda e, tuttavia, credo possa aiutare a comprendere il senso della parabola: il desiderio di raggiungere ciò che ritieni valga davvero la pena raggiungere vince l’attesa.