Esaltazione della croce (letture)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,13-17)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

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XXIII Domenica del tempo ordinario (commento)

Il brano di vangelo di questa domenica è tratto – come quello della settimana scorsa – dal capitolo 14 di Luca.

Siamo nella seconda parte del vangelo, inaugurata – al capitolo 9 – dalla «ferma decisione» di Gesù «di mettersi in cammino verso Gerusalemme».

Gesù sente, dunque, la necessità di ribadire alla «folla numerosa [che] andava con lui» che seguirlo non è facile, comporta una scelta radicale, che va ben ponderata.

Decidere di seguire Gesù vuol dire, infatti, essere disposti a uscire dalla logica familista e da quella egoista: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo».

Questa espressione non significa che non dobbiamo avere legami d’affetto e di cura nei confronti di coloro che compongono la nostra famiglia o verso noi stessi/e; significa, piuttosto, che quei legami di affetto e cura non possono essere circoscritti al nostro clan, alla nostra tribù, al nostro giro, al nostro gruppo, ma devono travalicare (e abbattere) i confini dei legami di sangue, tanto che si è disposti/e anche ad andare contro “i nostri / le nostre” e fin contro noi stessi/e per la logica del vangelo.

Decidere di seguire Gesù vuol dire anche essere consapevoli che la proposta di vita che egli fa comporta fatica, sofferenza e persecuzione: «Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo».

La “croce” evocata nelle parole di Gesù non è qualsiasi disgrazia ci capiti, come invece spesso gergalmente intendiamo, quando per esempio affermiamo: “Ah, gli è capitata una bella croce…”.

La “croce” qui è piuttosto tutto ciò che di doloroso ci raggiunge per il fatto che cerchiamo di vivere la logica evangelica: chi prova ad amare, a costruire logiche di giustizia e pace, chi si prende cura dei più disgraziati e delle più disgraziate della terra, si scontra inevitabilmente con la resistenza di altre logiche (di potere, denaro, sopraffazione, supremazia, ecc.) che sono sia dentro sia fuori di lui / di lei. E questo scontro provoca dolore: frustrazione, indebolimento, stanchezza, se non anche prigionie, esili, botte, martiri.

Decidere di seguire Gesù, quindi, è una scelta che va fatta e riconfermata con consapevolezza: è un’impresa fuori dal comune (come «costruire una torre») e prevede – dunque – una riflessione sui propri mezzi («Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo»); è anche un’impresa pericolosa (come «affrontare con diecimila uomini chi [ci] viene incontro con ventimila») che richiede il mettere in gioco se stessi / se stesse interamente («chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo»).

In questa ripresa dell’anno sociale, il vangelo odierno suona come una sveglia che ci costringe a porci domande radicali sulla nostra fede e sulla nostra scelta di seguire o meno il Signore.

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XXIII Domenica del tempo ordinario (letture)

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,25-33)

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

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XXII Domenica del tempo ordinario (letture)

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,1.7-14)

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

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XVIII Domenica del tempo ordinario (letture)

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,13-21)

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede». Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

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XVII Domenica del tempo ordinario (commento)

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,1-13)

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: “Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione”». Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

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