La prima domenica dopo l’Epifania, si celebra il Battesimo del Signore.
Si tratta di una festa che collega la fine del tempo di Natale e l’inizio del tempo ordinario.
Gesù, infatti, è ormai trentenne e si mostra sulla scena inaugurando la sua vita da adulto.
È interessante che gli inizi del nuovo anno civile coincidano con l’avvio della vita pubblica di Gesù, perché è come un invito implicito a ricominciare l’anno dietro a lui, ormai adulto, per tornare, ancora una volta, a indagare la sua vicenda.
Il primo atto di questa vita adulta è, tuttavia, piuttosto inaspettato: coincide, infatti, con la scelta di Gesù di andare a farsi battezzare da Giovanni Battista al Giordano.
Perché “inaspettato”?
Perché chi – come i cristiani e le cristiane – si accinge a ripercorrere la vita di colui che è considerato il Figlio di Dio si trova di fronte a un primo atto che pare smentire l’importanza di Gesù.
La sua vita adulta non inizia con Giovanni che va a farsi battezzare da lui; inizia con lui che va a farsi battezzare da Giovanni.
Tra l’altro quello del Battista era un battesimo di conversione; scrive Matteo pochi versetti prima del brano odierno: «Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati» (Mt 3,5-6).
Perciò, non solo è Gesù che si fa battezzare da Giovanni (e non il contrario), ma il battesimo che riceve è un atto penitenziale: Gesù, cioè, sulla scena è un penitente.
Quando sono stati scritti i vangeli, questo evento ha creato diversi mal di pancia alle comunità cristiane: come raccontare un episodio che sembra smentire la fede in Gesù Figlio di Dio?
Questa difficoltà è ben rintracciabile nella versione di Matteo che – a differenza degli altri sinottici – introduce un dialogo tra il Battista e Gesù con lo scopo di aggirare la difficoltà di dover narrare che è stato Giovanni a battezzare Gesù e non viceversa: «Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”. Ma Gesù gli rispose: “Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia”. Allora egli lo lasciò fare».
Ma allora, perché se narrare questo fatto era così controproducente rispetto all’obiettivo degli evangelisti (che era quello di convincere che Gesù fosse il Figlio di Dio), lo hanno raccontato lo stesso, pur con tutti le attenuazioni del caso?
Gli studiosi e le studiose tendono a rispondere che lo hanno fatto perché non potevano non farlo: cioè, che Gesù fosse stato battezzato da Giovanni al Giordano era un evento così notorio che non poteva essere omesso da un libro che parlava di lui.
L’obiezione che i cristiani e le cristiane temevano era la seguente: se Gesù ha ricevuto un battesimo di conversione dal Battista, allora non era il Figlio di Dio.
Da che mondo è mondo, dove si è mai sentito dire che il Figlio di Dio ha dei peccati da farsi perdonare e si mette in fila con gli altri peccatori per andare da un battezzatore?
Se Gesù lo ha fatto – questa era la conclusione che si temeva venisse tratta – allora non era il Figlio di Dio.
Per evitare questa deduzione, in particolare Matteo, cerca di edulcorare un po’ il racconto.
Da lì in avanti, la Chiesa ha sempre fatto fatica a rendere ragione di questo avvenimento.
Si è spesso messa nella posizione di chi sa che lì c’è un punto debole e vi costruisce grandi fortificazioni, cercando di prevenire gli attacchi ostili.
Fuor di metafora: per difendere la divinità di Gesù, si sono blindati quei passi che parevano metterla in discussione…
A ben guardare l’operazione era questa: credere che Gesù fosse il Figlio di Dio; attribuire quali cose fossero “da Figlio di Dio” e quali no; scartare queste ultime e – dove non era possibile, come nel nostro caso – riformularle in modo che apparissero meno incongruenti.
Di questo modo di ragionare, a mio parere, il punto debole è il secondo: attribuire quali cose fossero “da Figlio di Dio” e quali no.
Cioè, invece che imparare da Gesù cosa vuol dire essere Figlio di Dio, abbiamo dato per scontato di sapere cosa significasse essere Figlio di Dio, e tutto ciò che non rientrava in questa nostra precomprensione lo abbiamo scartato o aggiustato.
Il mio augurio per l’anno appena iniziato è che si possa fare l’inverso: mettersi alla sequela di Gesù, per comprendere cosa significhi che proprio lui – con il suo mettersi in fila con in peccatori e farsi battezzare da Giovanni – è il Figlio di Dio.
1 commento
Brava Chiara!