Epifania 2019

Il vangelo della festa dell’Epifania è la storia di alcuni magi, che il vangelo non dice essere re e nemmeno essere tre.

Il tradizionale riferimento ai tre magi è legato al numero dei doni, tre appunto: oro, incenso e mirra.

Noi sappiamo che questi doni hanno una valenza simbolica che richiama il destino di quel bimbo che vanno a trovare.

Ma forse, come mi piace raccontare ai bimbi a scuola, vi si può scorgere anche un senso più “terra terra”.

Secondo voi, bimbi, perché i magi portano a Gesù l’oro?

Beh… perché era poveretto.

E l’incenso?

Beh, per profumare un po’ quella stalla che puzzava di cacca di animali.

Eh già, faccio io.

Poi gli spiego cos’è la mirra. Una sorta di crema che si spalmava sulla pelle delicata, tipo quella dei neonati o dei vecchietti, che gli ebrei utilizzavano anche per ungere i corpi dei morti prima di chiuderli nel sepolcro.

Perciò, secondo voi, perché gli hanno portato anche la mirra?

Beh, così Maria poteva mettergli la crema, perché lui aveva la pelle delicata.

Bella idea anche questa, ragazzi.

E così, anche nella rilettura “terra terra” dei doni dei magi, scopriamo un po’ l’identità di questo Gesù: un neonato, poveretto che nasce tra l’odore di cacca degli animali e che è circondato da stranieri.

Non è un’identità così diversa da quella di tanti uomini e donne che hanno solcato e solcano la storia.

Nel nostro ricco occidente, siamo abituati a veder nascere i bambini in ospedale, ma fino a non troppi anni fa si nasceva in casa. E ancora oggi quanti nuovi nati aprono gli occhi in una catapecchia maleodorante o in una carretta del mare.

Il figlio di Dio, come ci ricorda il vangelo, è il figlio dell’uomo, il figlio del popolo, del popolino, dei poveretti. Più ci allontaniamo da questa maggioranza dell’umanità e meno capiremo la sua identità, chi ha voluto essere, con chi ha voluto stare, da subito.

La nostra rincorsa a chiuderci in una roccaforte uniforme, a difenderci, magari proprio in nome dell’identità cristiana, non ci avvicina per niente all’esperienza che Dio ha voluto fare per essere uomo.

Forse che anche noi per essere uomini, umani, dobbiamo tornare ad immergerci nella vita dell’“umanità di base” che popola in nostro mondo e che ci ha scelti come crocevia delle genti?

 

Dal libro del profeta Isaìa

Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

Dal Vangelo secondo Matteo

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

 

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