II domenica del tempo ordinario

Settimana scorsa abbiamo visto l’inizio della vita pubblica di Gesù, la sua entrata in scena, la sua uscita dall’anonimato. Al seguito dell’evangelista Luca (l’autore del vangelo che fa da filo conduttore a questo anno liturgico C) abbiamo riascoltato il racconto del battesimo al Giordano.

Oggi, seconda domenica del tempo ordinario (cioè del “tempo normale”, in cui non ci si prepara o si festeggia un momento particolare, come in Avvento-Quaresima o durante il tempo di Natale-Pasqua, ma si indaga la vita ordinaria di Gesù), la Chiesa ci propone un brano tratto dal vangelo di Giovanni (un vangelo che non ha un anno liturgico interamente a lui dedicato, ma che viene letto durante i tre anni – di Matteo, Marco e Luca – in certe particolari occasioni).

Appena affacciati sulla vita pubblica di Gesù, ecco perciò che la narrazione di Luca viene interrotta, per far spazio a Giovanni e al modo in cui lui presenta l’inizio della nuova vita che Gesù ha inaugurato facendosi battezzare dal Battista.

L’evangelista Giovanni, infatti, nel primo e nel secondo capitolo (fino al versetto 12) presenta il protagonista del suo libro. Come gli altri evangelisti, anche lui all’inizio della storia di Gesù pone la figura di Giovanni Battista. A differenza degli altri però, il Quarto Vangelo narra subito il raccogliersi intorno a Gesù del gruppo dei discepoli.

È con loro infatti che, dopo il battesimo al Giordano (nel sud della Palestina), Gesù sale in Galilea (la regione a nord della Palestina), la sua regione (quella dove c’è Nazareth), ma anche la regione di alcuni dei suoi primi seguaci: la Galilea è la regione di Andrea, Pietro, Filippo, tutti originari di Betsaida, sulle rive del lago di Tiberiade, così come è la regione in cui si trova Cafàrnao, la città dove pare Gesù abbia posto la sua “base”, a casa di Pietro.

La Galilea però è anche la regione dove si trova Cana, il paese che fa da scenario al racconto di questa domenica: il famoso episodio della trasformazione dell’acqua in vino, durante una festa di nozze. È il primo “miracolo” che Giovanni narra nel suo vangelo. Ad essere precisi lui non lo chiama “miracolo”, ma “segno”, e ne parla sempre all’interno di quella parte iniziale del suo vangelo in cui sta presentando Gesù.

Quindi, in qualche modo, la scelta di questo segno (proprio di questo e non di un altro), come segno, appunto, di presentazione, va analizzata.

Innanzitutto, come sottolineato in precedenza, va notata una convergenza con il racconto dei sinottici: anche secondo Giovanni, l’attività di Gesù, dopo l’entrata in scena al Giordano, inizia e si sviluppa in Galilea.

Come tutti, Gesù parte da casa sua, dalla sua regione e man mano allarga il cerchio di “irradiazione”: come noi, che pian piano abbiamo allargato il nostro raggio d’azione dalle mura di casa, al nostro quartiere, poi al nostro paese, alla nostra regione e così via… fino a diventare cittadini del mondo.

È nella sua regione dunque che compie il primo segno: trasformare l’acqua in vino.

Questa dicitura così comune va però precisata, perché rischia di farci perdere l’aspetto più significativo del segno stesso: Gesù non trasforma un’acqua qualsiasi in un vino qualsiasi, ma trasforma l’acqua per la purificazione rituale in vino buono.

Per capire il segno provo a ritradurlo nella nostra epoca: è come se durante un banchetto di nozze in oratorio finisse il vino e uno degli invitati trasformasse l’acqua santa in vino di ottima qualità per darlo da bere ai festeggiati e ai loro ospiti.

Forse qualche “bigotto” avrebbe qualcosa da ridire… Doveva usare proprio l’acqua santa?

La risposta è sì, perché proprio quello è il “segno”: trasformare l’acqua santa in vino, cioè far capire ai “bigotti” (di allora e di oggi) che a Dio non interessano le purificazioni rituali, ma la gioia degli umani.

A voi trarre conseguenze nella vita quotidiana…

Letture

Dal libro del profeta Isaìa (Is 62,1-5)

Per amore di Sion non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi concederò riposo, finché non sorga come aurora la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come lampada. Allora le genti vedranno la tua giustizia, tutti i re la tua gloria; sarai chiamata con un nome nuovo, che la bocca del Signore indicherà. Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio. Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo. Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (1Cor 12,4-11)

Fratelli, vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 2,1-12)

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

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