II domenica di Natale

C’è un libro bellissimo, che consiglio a tutti di leggere, scritto da André Wénin, dal titolo Da Adamo ad Abramo o l’errare dell’uomo, in cui l’autore ripercorre i testi di Genesi dall’inizio fino al capitolo 12.

Ci interessa perché – come è noto – il prologo di Giovanni inizia con la stessa parola con cui inizia il libro della Genesi (e dunque tutta la Bibbia): «In principio».

Nel racconto di Genesi «In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque».

Wénin traduce letteralmente questi versetti così: «Quando Elohim iniziò a creare i cieli e la terra – ora la terra era tohu e bohu [i termini sono trascritti dall’ebraico. In questa lingua, evocano un caos inabitabile], e tenebre sulla faccia di un abisso, e vento di Elohim muovendo(si) sulla faccia delle acque».

Nel commento, l’autore fa poi queste considerazioni: «il versetto 2 descrive per così dire la “materia prima”, il caos che l’atto creatore sta per trasformare. In tal senso, per questo testo, la creazione non è ex nihilo [cioè, dal nulla]. Viene piuttosto descritta come una vittoria sul caos, in un certo senso un atto di salvezza. Si tratta qui delle primizie dell’agire di Elohim, la sua parte migliore, ma anche il suo principio. Vediamo come si esercita.

Lo sfondo di questo agire viene quindi descritto al versetto 2. Il narratore non dice da dove viene questo caos, e questo non sembra porre alcun problema. Si limita a dire: “La terra era tohu-bohu”. Il nome comune ebraico tôhû viene rinforzato da bôhû (come in Ger 4,23). Concretamente, rende l’idea di una città devastata, inabitabile, inospitale (Is 24,10), l’immagine di un deserto lugubre in cui regna la morte (Dt 32,10). È il contrario di un mondo creato (Is 45,18; Ger 4,23-27). Alcune precisazioni permettono tuttavia di immaginarne alcuni tratti. Ci sono innanzitutto le tenebre, del resto spesso associate al caos (Is 45,19; Ger 4,24); poi, c’è le tehôm, le acque abissali dell’oceano primordiale in movimento, acque che, spesso nella Bibbia, hanno qualcosa di minaccioso (Gn 2,6; Sal 42,8) e possono raffigurare il mondo della morte (Gen 7,11; Es 15,5).

Il narratore menziona un ultimo elemento, la cui interpretazione è più delicata, tanto che il verbo che lo completa ha un significato incerto in ebraico. Si tratta letteralmente del “vento di Elohim”. L’espressione può avere un significato concreto e indicare un vento molto violento. […] In questo senso, l’espressione di Gen 1,2 potrebbe evocare una tempesta fortissima “che si agita” sulla superficie delle acque.

[…] A questo punto, anche ciò che proviene da Elohim è una potenza senza controllo che rinforza il caos generale con un tocco di violenza. Ma l’espressione “muovendosi sulla faccia delle acque” resiste a una lettura univoca. Leggendola, si immagina piuttosto una potenza fremente, che trema, trattenuta com’è, sospesa, in attesa. Come se Dio calmasse la propria potenza, cessando di amplificare il caos. Poi, a un tratto, si mette a giocare con questo soffio, a modulare il proprio respiro: “E Elohim disse”: […] Sia luce!

[…] L’inizio dell’azione creatrice consiste, per Elohim, nel contenere la propria potenza per investirla in una parola. Così, la presenza del “vento di Elohim” nel prologo della creazione inizia implicitamente il tema che struttura l’insieme del poema: quello della parola creatrice. […] Soffio della bocca di Dio, la sua parola altro non è che il suo vento, potente, certo, ma contenuto, placato, dominato, articolato. Non perde niente della forza del soffio che la genera, ma la trasforma in potenza creatrice».

«In principio – dunque – era la parola», come dice l’evangelista Giovanni («In principio era il verbo»), in principio era il dire (e il dirsi) di Dio, un dire e un dirsi che crea, che fa essere e che viene condiviso con l’umano: «soffiò nelle sue narici un alito di vita». Sempre Wénin suggerisce che «le bestie non ricevono questo alito. Non si tratta quindi della semplice respirazione, di cui gli animali sono ovviamente dotati. […] Non bisogna forse pensare all’uso particolare fatto da Elohim del proprio soffio fin dall’inizio del racconto (1,3), cioè parlare?».

Gli umani sono dunque le uniche creature in grado di parlare (tra loro, ma anche con Dio). Gli unici dotati di parola. Capaci di ascoltare la parola e di dirla.

Proprio per questo il verbo (la parola), quando si fece carne, venne ad abitare in mezzo a loro.

Per poter dire (e dirsi) loro in maniera definitiva. Per rivelarsi, dice Giovanni, cioè per farsi conoscere. È nelle mani dell’umano, quindi, nelle nostre mani, poter conoscere Dio in Gesù ed entrare in relazione con lui.

Letture:

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18) In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

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