Natale 2019

Il vangelo di Natale (quello che si legge nella messa della notte) è la narrazione della storia della nascita di Gesù.

Sappiamo che non si tratta di una cronaca dei fatti, ma di un racconto teologico, però per rintracciare questo senso teologico è utile partire da come l’evangelista Luca ha organizzato le vicende.

Innanzitutto ci comunica che l’imperatore romano aveva deciso di fare un censimento, cioè di contare le persone che abitavano nei suoi territori. La Palestina era una provincia romana dal 63 a.C. e dunque anch’essa era oggetto di questo conteggio.

Luca ci dice poi che per farsi censire era necessario andare«nella propria città», intendendo dire che ogni capo famiglia avrebbe dovuto farsi contare con moglie e figli nella città della propria famiglia d’origine.

Giuseppe era della famiglia di Davide, cioè del famoso re di Israele (vissuto circa 1000 anni prima di Gesù), figlio di Iesse il Betlemmita (cioè di Betlemme).

Ecco spiegato il perchè dello spostamento di Giuseppe e Maria da Nazareth a Betlemme ed ecco motivata la nascita di Gesù a Betlemme, invece che a Nazareth, che indubbiamente fu invece il suo paese, quello in cui visse fino a trent’anni e che lo vide crescere e diventare uomo.

I dati fondamentali per l’evangelista Luca sono dunque questi:

1) collocare la nascita di Gesù a Betlemme;

2) inserirlo nella discendenza di Davide.

Perchè? Perchè le attese messianiche del popolo ebraico legavano la figura di “colui che deve venire” al personaggio leggendario del re Davide, che appunto era di Betlemme. Diverse citazioni profetiche confermano questo sentire e sono diventate famose proprio perchè poi attribuite dai cristiani a Gesù: «E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele» (Mi 5,1); «Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici» (Is 11,1).

Di solito si veicola l’idea per cui quello che era anticipato profeticamente nell’Antico Testamento, si realizza in Gesù. Questa sarebbe una conferma della sua messianicità. Come se Luca ci attestasse

che effettivamente quello che dicevano i profeti è successo a Gesù e quindi non c’è motivo di dubitare che fosse lui il messia atteso.

In realtà il procedimento è esattamente il contrario: poiché Luca crede fortemente che Gesù sia il messia, quando deve scrivere delle pagine sulla sua origine, costruisce un racconto che gli attribuisca proprio le caratteristiche che doveva avere il messia: essere nato a Betlemme e essere discendente del re Davide.

Questo procedimento a noi (data la nostra sensibilità scientifica e giuridica) risulta fastidioso: è come una ricostruzione a posteriori delle prove e ci insinua l’idea che il vangelo non sia affidabile (“Si saranno mica inventati le cose per farci credere quello che volevano loro?”).

Non sarei così brutale nel giudizio sugli evangelisti, perchè la loro intenzione non era assolutamente quella di “fregare” qualcuno (come se pensassero che Gesù non fosse il messia, ma volessero farlo credere a noi), piuttosto il loro intento era – sulla base probabilmente di alcuni ricordi e racconti – presentare tutti quegli elementi che potevano convincere chi li ascoltava/leggeva di qualcosa di cui loro stessi erano convinti: la messianicità di Gesù.

Una cosa infatti non va mai dimenticata nella lettura della Bibbia (e in essa anche del Nuovo Testamento): i testi ivi contenuti non seguono i criteri della nostra storiografia o della nostra scientificità. La Bibbia non è un libro scritto da storici né da scienziati. I racconti lì contenuti vogliono trasmettere (per quanto riguarda l’AT) la sapienza di un popolo, eleborata in una storia di secoli e messa per iscritto attraverso vari generi letterari (miti, leggende, preghiere, racconti, ecc…); e (per quanto riguarda il NT) la fede nel volto di Dio fattoci conoscere da Gesù di Nazareth.

Non bisogna pertanto essere ingenui nella lettura della Bibbia, ma diventare esperti nel ricercare, al di là delle cornici letterarie degli autori, il senso teologico dei testi: al di là di Davide e Betlemme, cosa rimane? Che tra tutti gli arrivi di Dio che si potevano immaginare, questo è di certo il meno scontato: «troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».

Letture:

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,1-14)

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.

Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.

Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.

C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».

E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Leggi anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *