V domenica di pasqua

«Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Ed eccola lì la parola che ti inchioda.

Il vangelo ha questa potenza insita di abbattere tutte le nostre maschere, i nostri alibi, i nostri sotterfugi e metterci di fronte alla verità di noi stessi: e cioè, che in fin dei conti noi questo comandamento nuovo non riusciamo proprio a farlo nostro.

Certo, a nostra discolpa potremmo dire che culturalmente non ce lo hanno trasmesso: in effetti non è secondario chiedersi perché mentre tutti, bene o male, sapremmo dire quali sono i 10 comandamenti, quasi nessuno conosce questo comandamento nuovo.

D’altra parte bisogna ammettere che, seppure così a bruciapelo forse non sapremmo ripetere esattamente il “comandamento nuovo”, nessuno può negare di riconoscerlo come proprio di Gesù: chiunque di noi sente dire «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» sa che si tratta di una frase del vangelo.

Solo che, appunto, è trattata come una delle tante frasi celebri che ha detto Gesù, derubricata al solito buon consiglio di volersi bene, fare i bravi, non farsi del male: insomma le solite cose dei preti e dei basabancù (= bigotti in bergamasco).

E invece questo è il cuore del vangelo, è il nucleo più intimo della rivoluzione religiosa di Gesù.

In questo comandamento nuovo infatti sono implicati due flussi d’amore: 1 quello tra Dio (in Gesù) e l’uomo e 2 quello tra le persone.

Ma, attenzione, mentre nel primo il flusso è unidirezionale, nel secondo prevede un’andata e un ritorno.

L’1 infatti è il flusso d’amore che da Dio (in Gesù) scorre verso l’uomo. Non prevede un ritorno: Dio (in Gesù) non chiede di essere ri-amato. Il comandamento non è “Come io ho amato voi, così voi amate me”, ma «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri».

È il flusso 2 quello con l’andirivieni: amarsi gli uni gli altri, cioè amarsi tra persone.

Questo è il cuore del vangelo: amarci tra di noi.

Questa è la rivoluzione religiosa di Gesù (che di fatto fonda un’antireligione): Dio non è l’entità da amare, ingraziarsi, rendere benigna, ma è la sorgente inesauribile di un amore incondizionato. Non c’è da ri-amarlo: non ne ha bisogno lui e non serve a noi (anzi il nostro ri-amarlo rischia – come di

fatto è successo nella storia – di generare mostri: o perché si fa di Dio un mostro – per esempio identificandolo come qualcuno che ci chiede sacrifici per amore – o perché, in nome dell’amore per lui, diventiamo noi dei mostri – per esempio bruciando persone vive per difendere il Suo onore).

Ecco perché quella di Gesù è un’antireligione, perché non costruisce un’impalcatura di dogmi, precetti, preghiere, riti, che abbia lo scopo di far arrivare l’uomo a Dio, ma annuncia l’inutilità di tale impalcatura alla luce dell’identità di Dio che Gesù rivela: se Dio è una sorgente inesauribile di amore incondizionato, l’uomo – reso consapevole, proprio dalla rivelazione di Gesù, di essere il destinatario di questo amore – non ha da conquistarlo (è già dato), non ha da mantenerlo (è inesauribile) e non può temere di perderlo (è incondizionato). Non deve perciò fare nulla che vada in quel senso: letteralmente non c’è nessun “dovere”. Non deve credere, non deve fare il bravo, non deve voler bene… Dietro ai doveri religiosi infatti è sempre presente, esplicita o meno, una minaccia di ritorsione: credi in Dio, altrimenti… fai il bravo, se no…, cerca di voler bene agli altri, oppure…

Nella prospettiva di Gesù invece l’uomo ha solo da fruire di questo amore incondizionato, che zampilla dalla sorgente inesauribile che è Dio. Per questo il suo invito è quello di far circolare questo amore: non rispedirlo al mittente, ma imparare a farlo nostro, tra noi umani, tra noi persone.

Letture:

Dagli Atti degli Apostoli (At 14,21-27)

In quei giorni, Paolo e Bàrnaba ritornarono a Listra, Icònio e Antiòchia, confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché – dicevano – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni». Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo avere pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto. Attraversata poi la Pisìdia, raggiunsero la Panfìlia e, dopo avere proclamato la Parola a Perge, scesero ad Attàlia; di qui fecero vela per Antiòchia, là dove erano stati affidati alla grazia di Dio per l’opera che avevano compiuto. Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (Ap 21,1-5)

Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate». E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose».

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,31-35)

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

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