V domenica di quaresima

Io ritengo che questa sia una delle pagine più delicate del vangelo.

A fronte della violenza della scena iniziale, con la donna trascinata nel tempio, davanti a tutti, da scribi e farisei, che l’accusano pubblicamente di essere un’adultera e la vogliono lapidare, Gesù con la sua pacatezza, le sue poche parole e i suoi gesti lenti, si erge come l’unico uomo presente degno di questo nome.

Gli altri sono tutti e solo maschi: producono (così almeno ce la presenta il narratore) una gran confusione, vogliono farsi vedere e sentire da tutti. Si sentono forti, pensano di prendere “due piccioni con una fava”: un’esecuzione esemplare (una lapidazione per adulterio) – che soddisfi la sete di vendetta per chi ha osato fare un affronto al loro status di padroni dei corpi delle donne – e un tranello per Gesù stesso – abbandonerà la donna al suo destino, parandosi dietro l’osservanza della legge o difenderà la donna, pronunciandosi contro la legge di Mosè?

Già il fatto che il tranello sia questo, ci fa capire quale fosse l’atteggiamento di Gesù nei confronti delle donne. Se infatti nei loro confronti lui si fosse comportato in una maniera omogenea al suo tempo, nessuno avrebbe pensato che quella situazione sarebbe stata problematica per lui: se, come tutti ritenevano allora, anche Gesù avesse mostrato di pensare che la donna fosse solo una proprietà dell’uomo, un essere inferiore, qualcuno che nemmeno si può dire propriamente “persona”, nel senso di titolare di diritti pari a quelli dell’uomo, semplicemente non gliel’avrebbero portata. Avrebbero dato per scontato che fosse d’accordo con loro e con la loro sentenza.

Nel momento in cui, invece, vogliono metterlo in difficoltà, scelgono di trascinargli di fronte una donna colta in adulterio. Vuol dire che si aspettavano che questa situazione lo avrebbe costretto a rinnegare qualcosa:

* la legge di Mosè? Ma così si sarebbe autocondannato;

* la donna? Ma così sarebbe venuto meno al suo modo di relazionarsi a loro.

Un modo nuovo, inaudito e che indubbiamente gli ha creato un sacco di resistenze e problemi. Gesù infatti le ha volute come sue discepole, in una società in cui i maestri avevano solo discepoli; le ha volute a vivere con sé, come gli evangelisti (seppur timidamente) annotano; le ha trattate da pari a pari, come interlocutrici serie, dalle quali in alcuni casi si è anche fatto convincere a cambiare idea…

Gesù ha trasformato quelle fedeli umiliate da un credo inumano che le volle schiave già prima di Abramo (come canta De Andrè in Via della croce) in amiche, compagne, persone. Gli ha dato quella dignità che la storia fino ad allora (e per tanti secoli ancora dopo) gli aveva negato.

Ecco perché la situazione è così delicata.

Un’altra volta Gesù si trova di fronte a degli omuncoli che in nome delle leggi di Dio umiliano le persone, le distruggono, le devastano. “Ma che dio è mai questo?” si sarà chiesto Gesù. Lui che era il Figlio, chissà che dilaniazione interiore avrà provato nel percepire che conoscenza distorta avevano di suo Padre gli uomini, di quanto lo avessero piegato a mero giustificatore dei loro istinti più bassi, della loro giustizia vendicativa, riparatrice dell’onore dei forti.

Come avremmo reagito noi?

Lui – che credo non sia mai stato più mesto che in questo momento (proprio scoraggiato da come “funziona” l’umanità: lo si vede dal suo chinarsi – cioè dallo stare a testa bassa – e dal disegnare col dito per terra) – trova il modo di far vedere a tutti la situazione da un altro punto di vista: non quello di Mosè, non quello del dio che avevano in testa, non quello del marito, non quello del maschio… ma quello di quel ciascuno di noi che sa di essere come quella donna.

L’unico modo per scongiurare la violenza, l’umiliazione, il massacro dell’altro è imparare, insegnare e continuare a esercitarsi nell’arte del riconoscersi nell’altro: «chi è senza peccato scagli la prima pietra», cioè “chi in fondo non è come lei, scagli la prima pietra”…

La cosa terribile è che questo testo inizia con l’evocazione di Gesù che va all’orto degli ulivi, che ci fa venire in mente quell’altra volta che ci andrà… in quel caso nessuno troverà il coraggio (il coraggio che lui ha mostrato invece nella situazione della donna adultera) per stare dalla sua parte, per far sì che gli umani si riconoscano in lui: lui che aveva mostrato come evitare le violenze, le umiliazioni e i massacri, verrà violentato, umiliato e massacrato… in nome di dio.

Letture:

Dal libro del profeta Isaìa (Is 43,16-21)

Così dice il Signore, che aprì una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti, che fece uscire carri e cavalli, esercito ed eroi a un tempo; essi giacciono morti, mai più si rialzeranno, si spensero come un lucignolo, sono estinti: «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa. Mi glorificheranno le bestie selvatiche, sciacalli e struzzi, perché avrò fornito acqua al deserto, fiumi alla steppa, per dissetare il mio popolo, il mio eletto. Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi».

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési (Fil 3,8-14)

Fratelli, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede: perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti. Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,1-11)

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

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