XXX Domenica del tempo ordinario (commento) – Bartimeo

Il vangelo di questa domenica ci presenta una delle guarigioni più famose: quella del cieco Bartimeo, avvenuta a Gerico.

L’episodio è noto e il testo molto lineare: le persone coinvolte sono Gesù, che «insieme ai suoi discepoli e a molta folla» sta partendo da Gerico e Bartimeo (letteralmente «il figlio [bar] di Timeo»), che è cieco.

Essere disabile all’epoca di Gesù voleva dire non corrispondere al modello di membro del popolo eletto: seppur infatti Bartimeo è ebreo, maschio, adulto, non è però sano e così va a ingrossare la schiera di coloro che erano considerati inferiori, insieme ai non ebrei, alle femmine, ai bambini.

E infatti fa l’unica cosa che può fare per sopravvivere: mendica «lungo la strada».

È lì che sente che colui che sta passando è Gesù Nazareno e proprio questa presa di coscienza lo porta a cominciare a gridare.

Si vede che aveva già sentito parlare di lui, che aveva avuto notizia di chi lui fosse e di cosa facesse, perché – stando al testo – è proprio nel momento in cui si rende conto che quello che passa è Gesù che si mette a urlare.

Chissà cosa aveva sentito dire riguardo a Gesù, chissà se aveva avuto modo di ascoltare qualcosa da lui, chissà chi gliene aveva parlato, dove, quando… e chissà se le informazioni che aveva erano precise o confuse, riportate bene o approssimativamente.

Fatto sta che ciò che ha sentito dire di lui o da lui gli basta per iniziare a chiamarlo sempre «più forte», nonostante i presenti lo sgridassero «perché tacesse».

Bartimeo urla il nome di Gesù (che significa “Dio salva”) e lo chiama «Figlio di Davide» (che è un titolo molto altisonante, perché ricollega Gesù al re Davide, dalla cui discendenza le profezie dicevano che sarebbe venuto il messia per Israele). In qualche modo Bartimeo sta dunque riconoscendo Gesù come il Cristo (che è la traduzione greca di “messia”, l’eletto di Dio per la salvezza del suo popolo).

E a Gesù messia, Bartimeo chiede di avere pietà di lui.

Attirata l’attenzione di Gesù e sentito che gli chiedeva «Che cosa vuoi che io faccia per te?», Bartimeo risponde con ciò che gli sta più a cuore: «Rabbunì, che io veda di nuovo!».

Niente cose strane, niente colpi di scena, niente costruzioni politically correct: non chiede la pace nel mondo, non chiede che sparisca la cecità dal mondo, non chiede migliori condizioni per i ciechi… Chiede per sé di tornare a vedere.

È la risposta più scontata, ovvia e lineare che ci si potrebbe aspettare. Una risposta che non va giudicata (egoista / non egoista), ma che va presa per quello che è: Bartimeo è cieco e vuole vederci di nuovo.

E – in effetti – forse, un mondo migliore per tutti, nasce dalla linearità e semplicità del rendere migliore la vita di ciascuno…

La cosa su cui invece val la pena soffermare l’attenzione è la risposta di Gesù, sentita così tante volte da non suscitare più sussulti: «Va’, la tua fede ti ha salvato».

Gesù (cioè, “Dio-salva”), Figlio di Davide (cioè il messia venuto per salvare), risponde a Bartimeo di non essere lui (Gesù) a salvarlo: ciò che ha salvato Bartimeno è la fede di Bartimeo stesso, cioè la sua fiducia, il credito dato a Gesù.

E questo è straordinario: non è una magia di Gesù che salva, ma la nostra disponibilità a dargli fiducia, a sbilanciarci verso di lui, sulla base di quello che sappiamo di lui (come Bartimeo, che aveva sentito parlare di lui, chissà da chi, chissà quando, chissà dove).

Anche noi abbiamo sentito parlare di Gesù, sappiamo molte più cose di Bartimeo: la questione è dunque quella di decidere se credergli o no, se dare credito alla sua proposta di vita, se dare fiducia alle sue parole. La fede e la salvezza stanno tutte qua: avere notizia di Gesù e prendere posizione rispetto alla sua persona. Valutare se ritenerlo credibile o meno. Scegliere se avere una relazione con lui o no. Provare a vivere secondo il vangelo o no. Cercare il senso della vita in Lui o altrove.

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